TITANIC

RIFLESSIONI SULLA COMPETIZIONE UMANA

a cura di Giorgio Scianitti

 

Quella raffigurata una combinazione del gioco del poker, che in Italia viene chiamata "Titanic".
In verità non ha nulla di titanico e spesso, per prevalere, viene utilizzata in "bluff", cioè spacciata per un gioco superiore.
Ci pare che in questa chiave ben rappresenti alcuni aspetti della competizione nella nostra Società, le cui regole somigliano ogni giorno di più a quelle del poker.
Per vincere occorrono: preparazione, determinazione, coraggio, fiducia in se stessi, ma anche la capacità di "colpire duro" l'avversario, individuandone le debolezze, per meglio trarlo in inganno.
Si gioca da soli, non ci sono compagni e la posta è costituita da tutto ciò che gli altri possiedono.

La Società competitiva di tipo "esasperato", cara al modello americano è oggi sempre più sotto accusa a causa dei danni sociali che produce.
Con l'importante trattato del sociologo americano Alfie Kohn sono cominciati a cadere molti dei luoghi comuni radicati nella cultura occidentale, secondo i quali la competizione umana sarebbe al centro dell'evoluzione della specie e della civiltà
.

Oggi la ricerca scientifica di inter-relazioni tra le forme di vita ci aiuta a comprendere ed accettare come del tutto naturale un nuovo modo di rapportarci tra noi e con le altre forme di vita.
In ogni caso la garanzia di sopravvivenza della nostra specie resta legata alla capacità dell'uomo di interagire sull'ambiente circostante e sulle pulsioni primarie con l' intelligenza.
La sfera propriamente “etica”, è esclusivamente umana e tende alla salvaguardia di qualità non immediatamente necessarie per la sopavvivenza ma attinenti ad un idealità frutto dell’intelligenza creatrice dell’uomo.
L’uomo sapiens sempre meno soggiace agli accidenti naturali.
La sua sfida oggi è quella di garantire la sopravvivenza anche ai più deboli.

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